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martedì 1 dicembre 2015

Addio Mamma Roma bella!!

L’infrazione
Il divieto è infranto. Entra in scena l’antagonista che turba la pace della famiglia

24/11

Roma.. difficilissimo trovare il tempo per scrivere in questa città che ti cattura e ti tritura, spremendoti tutta la tua energia...
Anyway... siamo a Roma da ormai due settimane...  il viaggio da San Severo è stato a dir poco meraviglioso.. per l’occasione abbiamo arruolato anche un nuovo compagno di viaggio, Francesco, un vecchio amico di Antonio attualmente residente a Panama, e con lui abbiamo iniziato il nuovo gioco del viaggio: ogni partenza, ogni tappa, una carta di Propp, pescata a caso nel mazzo.. a indicarci la prossima sfida... ed ecco la nostra prima carta:
L’infrazione
Il divieto è infranto. Entra in scena l’antagonista che turba la pace della famiglia.



E in effetti la metropoli, le piccole incomprensioni quotidiane, le interferenze e i consigli non richiesti di parenti e amici, i nervosismi di Marta per i dentini e i troppi cambiamenti, un po’ alla prova ci hanno messo... ma credo di poter dire serenamente che alla fine abbiamo vinto noi..

Due giorni fa abbiamo fatto una piccola cerimonia per Marta, si è mangiato, bevuto, piantato un albero, insieme alla famiglia e agli amici.. ed ora siamo (quasi) pronti a ripartire..


26/11

Ieri sera è tornato Michele, il mio amico che ci ha prestato casa a Roma, il suo entusiasmo da post viaggio, dopo 40 gg di Sudamerica ci ha aiutato a capire che è arrivato il momento di salpare, dopo esserci coccolati un po’ Michele ovviamente
stiamo uscendo dalle sabbie mobili romane... ancora non abbiamo fatto il biglietto ma poco ci manca... già il biglietto, perché nonostante il viaggio sia appena iniziato abbiamo già cambiato programma... niente più itinerario lungo, si parte in nave Civitavecchia Barcelona e si gira un po’ di Spagna. E proveremo a fare couchsurfing, così da ricaricarci con un po’ d’incontri e di storie...

L’antagonista è sconfitto... presto sarà ora di pescare una nuova carta... Un’altra carta, un altro carico di macchina, un’altra città, nuove storie da vivere e da ascoltare, sperando di partire ogni volta più leggeri...


1/12

Ci siamo... stiamo caricando macchina e poi si parte... alle 22 salperemo da Civitavecchia per svegliarci in acque spagnole.....


Hasta pronto!!!

domenica 8 novembre 2015

Si, viaggiare



O anche.. a volte ritornano

Rieccomi qui...
Dove sono stata tutto questo tempo? A innamorarmi, a fare una figlia, insomma mica roba da poco.. diciamo che scrivere un blog sulla mia dolce attesa mi pareva davvero troppo personale, e di viaggi e lavori ce ne sono stati pochi... quindi mi sono presa una lunga pausa... e ora rieccomi.
Di nuovo in viaggio... solo che stavolta non sono sola... solo che stavolta non è previsto ritorno...

Ma procediamo con ordine... intanto vi presento la mia nuova famiglia.
Ci sono io, che, più o meno sono sempre io... un po’ più mamma, un po’ meno single giramondo a caccia di storie.. ma sempre io..

Poi c’è Antonio... l’uomo che mi ha letteralmente e piacevolmente stravolto la vita... e nel corso del viaggio ve lo farò conoscere...

E poi... rullo di tamburi.... last but not least.. da 5 mesi e mezzo (più 9) c’è Marta... ed è soprattutto per Marta che mi sono decisa ad iniziare questo viaggio.. a lasciare una terra che ho amato ma che al momento non ha molto da offrirmi.. a caricare tutto in macchina e partire verso l’ignoto...


Destinazione: Tenerife
Tappe Previste: San Severo-Roma-Firenze-Bologna-Milano-Torino-Marsiglia-Barcellona-Madrid per poi imbarcarsi a Huelva o Cadiz alla volta delle Canarie... m ovviamente siamo ben disposti a deviare dall’itinerario per lasciarci sorprendere dalla vita


Il viaggio è iniziato ufficialmente il 2 Novembre, quando, alle 15 circa, macchina carica all’inverosimile, nonostante avessimo già affrontato un mese fa un primo trasloco, con annessa cernita, e ancora abbiamo buttato, regalato, venduto tonnellate di cose, siamo partiti alla volta di San Severo, a casa dei genitori di Antonio, a farci un po’ coccolare, a salutare, a lasciare un po’ di cose, a prendere energie, a sistemare la macchina.

A San Severo ci ero stata circa 10 anni fa, coi miei amici di sempre, Michele, Joanito, Riccardo ed Enrico. In bicicletta. Uno dei viaggi più belli che abbia mai fatto.. da Campobasso a San Severo, tour pedalante del Molise con gran finale sulle coste garganiche... a San Severo in realtà ci eravamo passati di striscio.. giusto per salire di corsa su un treno che ci riportasse a Roma.. uno di quei posti in cui passando di fretta ti dici che ci sono ottime probabilità che non ci tornerai mai... e invece...

E invece mi ritrovo qui, consapevole che tornerò anche spesso... in questi giorni viviamo tutti in uno stato di sospensione.. Antonio alle prese con il ritorno in famiglia, io con l’imparare a sentirmi in famiglia, Marta a conoscere i nonni, farsi viziare e coccolare.. e poi c’è lo svezzamento, appena iniziato, che la impegna non poco. Non mi addentrerò nei dettagli su pappine, cacche, pannolini etc. perché il blog era e rimane un blog di viaggi e raccolta di storie, e poi perché mi rifiuto di vedere me stessa come una di quelle mamme che all’improvviso parlano solo dei loro figli... però non posso nemmeno fingere che la mia vita non sia completamente cambiata e al momento Marta non sia la mia principale occupazione, quindi mi basta dirvi che vedere la mia cucciola che inizia a esplorare il mondo dei sapori, delle consistenze, degli odori è un’emozione grandissima, e una grande occasione per riscoprirci anche noi.. tralaltro Antonio, cuoco eccellente e fantasioso, ha  scoperto di essere allergico praticamente a tutto e sta iniziando un percorso di valorizzazione di quelle pochissime cose che ancora può mangiare.. e la coincidenza con lo svezzamento, e le mie letture sull’autosvezzamento ci sta portando ad avventurarci insieme in un viaggio culinario fatto sì di rinunce, ma anche di riscoperte, di voglia di mangiare bene, facendo coincidere salute e gusto. E Marta, con il suo palato vergine e curioso è la nostra super mascotte...

Dunque adesso ricominciare il blog significa ritrovare un angolo solo mio in un cammino che è diventato a 3... sarò sempre io a raccontare ma i racconti saranno generati da 3 vite, da 3 persone, 3 mondi... storie di viaggi, di cucina, di bimbi che crescono... e poi le storie degli altri, come sempre, degli incontri che faremo, delle strade che si apriranno, dei posti che vedremmo, e come sempre degli oggetti... degli oggetti che è bene abbandonare nel cammino, e di quelli che magari incontreremo... noi siamo carichi... voi seguiteci che ne vedremo delle belle...



domenica 8 giugno 2014

Don't think twice is all right




Etsy Craft Party,  Photo by AR10 © All rights reserved



It ain't no use to sit and wonder why, babe
It don't matter, anyhow
An' it ain't no use to sit and wonder why, babe
If you don't know by now
When your rooster crows at the break of dawn
Look out your window and Ìll be gone
Yoùre the reason Ìm trav'lin' on
Don't think twice, it's all right





Settimana lunga, intensa, faticosa ma anche piena di soddisfazioni.
E poi sabato sera te ne torni a casa da sola, finalmente accompagnata solo dal rumore dei tuoi pensieri e dal profumo dei gelsomini....

Etsy Craft Party,  Photo by AR10 © All rights reserved
E realizzi che finalmente è estate, cammini verso casa leggera, i locali sono pieni, non è nemmeno mezzanotte, tu stai crollando dal sonno ma per il resto del mondo è sabato sera. E dal giardino di un locale a pochi passi da casa note di una canzone che conosci più che bene, che ti ricordano lunghe adolescenze e viaggi in macchina con tuo padre, e dietro il cancello il sorriso di qualcuno incontrato solo 24 ore prima ma che già ti sembra di conoscere, qualcuno che percorre con te gli ultimi pochi metri fino a casa... e a volte quando ti senti stanca e leggermente smarrita non c'è nulla di meglio che fare quattro passi con un quasi sconosciuto annusando l'estate, che tinge tutto di speranza, e ti ricorda che va tutto bene... più che bene. Che ogni giorno è un nuovo incontro, che ogni passo senti sempre di più che la direzione è quella giusta, anche se non sai nemmeno benissimo dove stai andando. Perché ci stai andando contenta e in ottima compagnia, perché a ogni sosta stai incontrando persone che fanno un pezzetto di strada con te, e che ti raccontano le loro storie, che tu custodisci come un tesoro, nella tua bella valigia piena di colori e cartoline vecchie che diventano nelle mani degli altri nuove storie, come quelle che abbiamo realizzato venerdì al laboratorio. 



Etsy Craft Party Photo by AR10 © All rights reserved
E allora grazie alla vita, grazie a tutte le donne e gli uomini che camminano sorridendo per la loro strada e che quando incrociano la tua trovano un po' di tempo, fosse un anno un giorno o un frammento di secondo, per camminare un pezzo insieme o fermarsi a ristorarsi un po' o solo salutarsi con la mano.







mercoledì 14 maggio 2014

Il peso della valigia



La mia passione per la spazzatura, per lo scarto, mi ha portato spesso a frequentare le discariche, quell’anno giravo per quella di via Imbriacola, la stessa zona dove è il centro di “Accoglienza” altra discarica, ma di vite umane. In quello spazio vi erano i rifiuti che poi partivano in nave verso Porto Empedocle, in una zona venivano ammassate le barche usate dalla gente che arrivava a Lampedusa, prevalentemente dall’Africa, c’erano grosse cataste di scafi triturati, sembravano enormi onde di legno, fu in uno di questi mucchi che trovai un pacco accuratamente chiuso con del nastro adesivo. Quando lo apri mi ritrovai in mano foto, lettere, testi sacri.

Da bambino giocavo spesso a fare l’esploratore, come capita a molti, immaginavo sempre di scoprire una piramide o un antico tempio, quel giorno ebbi la stessa sensazione di quando giocavo in quel modo. Ne parlai immediatamente a tutti gli altri di Askavusa e in particolare con Annalisa e Gianluca cominciammo ad andare regolarmente in discarica a raccogliere tutto quello che potevamo. Molti ci guardavano con aria stupita, come se fossimo dei pazzi, altri addirittura con disprezzo, pochi capivano, ma noi andavamo avanti. Ogni giorno trovavamo qualcosa che ci lasciava a bocca aperta: foto, diari, lettere, scarpe, utensili da cucina….. Nella discarica si aggiravano fantasmi, energie di ogni tipo, il coro degli ultimi che saliva fino alle viscere cercando corpi con cui prendere parola, bocche con cui gridare, pugni con cui combattere, occhi per piangere, occhi per ridere.

Giacomo Sferlazzo da "Con gli oggetti" sul blog del Collettivo Askavusa



Apro questo post con un frammento di un lungo articolo (che consiglio di leggere con attenzione a che vuole sapere qualcosa di più sulla storia recente di Lampedusa) del mio amico Giacomo. 

La passione per la spazzatura, per lo scarto, ha molte sfaccettature, e in questi 29 anni ne ho esplorate tante, e tante ancora ne voglio esplorare.

Il titolo che ho rubato oggi, di una canzone di Ligabue di qualche anno fa, racconta molto bene il rapporto con gli oggetti, nella vita di una giovane viaggiatrice che ha due valigie: una di pelle, che non è nemmeno mia, ma mi è stata prestata a lungo termine da un amico che ha deciso di non volare più, rimettersi lo zaino in spalla e dedicarsi all'andamento lento, e una metaforica, ben rappresentata dalla scatola di latta che mi ha regalato Andrea nel nostro primo viaggio insieme.

Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui 

e ti è toccato partire bambina

con una piccola valigia di cartone 
che hai cominciato a riempire 

due foglie di quella radura che non c'era già più 
rossetti finti ed un astuccio di gemme 
e la valigia ha cominciato a pesare 
dovevi ancora partire ....


Si dice che le persone si dividono in due categorie: i "buttatori" e i "conservatori". Liberarmi dalla mania di conservare qualunque cosa per me è stato un percorso lungo, ci sono voluti una marea di traslochi, una convivenza finita in maniera poco pacifica, una serie di stanze troppo piccole per contenere tutto ciò che negli anni non avevo avuto il coraggio di buttare e soprattutto mio padre che ogni volta che entrava in camera mia diceva "sembra di essere a Baghdad/Beirut dopo i bombardamenti... se vuoi ti do una mano, io adoro buttare". 

La cosa è bella è che ho iniziato a interessarmi davvero agli oggetti, alla loro storia, alle energie che contengono e portano con loro proprio quando ho iniziato a liberarmene. Ho capito che la lezione sull'amare che è saper lasciar andare si applica benissimo anche alle cose, ho capito che non sarei mai diventata una "buttatrice" perché buttare è politicamente e moralmente fastidiosissimo per me, ma ho capito che esistono anche altre due categorie: il "regalatore" e il "trasformatore". Le ho felicemente sposate entrambe. E così la mia stanza è rimasta una piccola Beirut, ma gli oggetti che la popolano sono vivissimi, arrivano, vanno via, vengono trasformati. 

L'incontro con il digital storytelling, in cui mi si chiedeva di portare un oggetto che fosse legato al mio lavoro o ai miei valori, la scoperta insieme a Claudio, di attività manuali meravigliose per facilitare percorsi narrativi, e l'incontro con Nadia, una ragazza piena di energie, che sta con coraggio trasformando la passione per il riuso creativo nella sua attività principale, mi hanno aiutata a canalizzare questa passione per oggetti apparentemente inutili: scoprirne, documentarne tracciarne e inventarne le storie. 


Per dare e ridare dignità a questi oggetti, perché siano un mezzo per le persone per raccontare le loro storie, per puro piacere. qualunque sia la ragione farli rivivere, trasformarli. e poi darli via, sempre e comunque, non attaccarsi al feticcio dell'oggetto ma innamorarsi della sua storia, e poi regalarla a chi se la merita, a chi ne ha bisogno, a chi sappiamo che la terrà con se per un po' e poi la farà girare ancora e la trasformerà ancora, e ancora.

E se le storie degli oggetti vi appassionano come a me restate sintonizzati perché in pentola bolle parecchia roba... 

venerdì 11 aprile 2014

Riportando tutto a casa

E così sono di nuovo a casa... mentre inizio a svuotare la valigia (processo che nel mio caso inizia almeno due giorni dopo il rientro e può durare anche un mese, ammesso che io ci stia un mese di fila a casa. In effetti spesso la finisco di svuotare solo quando è il momento di riempirla di nuovo)  ripercorro mentalmente le quasi tre settimane passate fuori casa... Sembra assurdo che siano passate solo tre settimane, sembra di essere fuori da almeno tre mesi... i posti visti, i letti in cui ho dormito, gli amici vecchi e nuovi, le attività, i lavori svolti, la valigia fatta e rifatta lasciando pezzi in giro, prendendone di nuovi, con tanto di teatrini surreali in aeroporto per riuscire a far star dentro tutto...


Questo viaggio racconta molto bene la piega sorprendente che ha preso la mia vita da quando, alla fine del 2011 ho messo un paio di scatoloni e borse in macchina e ho lasciato la Città Eterna per spiccare finalmente il volo. Destinazione: Lecce! Un master, sei mesi, massimo nove, poi torno.... le ultime parole famose. Da allora non mi sono più fermata! La mia base è rimasta qui, in Salento, terra meravigliosa, terra di confine, e nel frattempo ho costruito tante cose, ho viaggiato, mi sono formata, ho iniziato a collaborare con alcune splendide realtà del territorio, dividendo la mia vita tra lente pedalate tra gli ulivi e corse frenetiche tra treni e aerei.

Da qualche tempo sto pensando di aprire un blog, per parlare di me, di quello che faccio, ma anche di quella che sono, una giovane donna ormai quasi trentenne che insieme ad altri uomini e donne cerca un futuro diverso per sè e per il mondo che la circonda.

E così ho deciso di iniziare raccontando questo viaggio, per dare un consistente assaggio di me e di ciò che mi sta intorno... e quindi bando alle chiacchiere proviamo a iniziare con ordine, a presentarmi:

Mi chiamo Ginestra,  ho 29 anni (ancora per pochissimo) e da due anni dedico la mia vita all’associazionismo, dividendomi tra attività sul territorio e viaggi in giro per l’europa, sono in formazione costante e sto iniziando a formare anche altri, come ben racconta questa cronaca di viaggio.

Il 19 marzo, alle 11 della mattina Sara (è un nome che sentirete spesso, molto spesso, ma di Sara parleremo più avanti) passa a prendermi sotto casa, per portarmi alla stazione,

destinazione: Perugia

obiettivo: ultima fase del progetto K-Values un progetto europeo di formazione per formatori, in cui ho appreso a condurre laboratori di Digital Storytelling.
Per i prossimi 10 giorni sarò a casa di Marta, a Bastia Umbra, dove faremo il piloting, cioè ci metteremmo finalmente alla prova come formatrici, conducendo un laboratorio per 6 giovani disoccupati/precari.

Il viaggio in treno è lungo, lunghissimo, ma il tempo mi scivola leggero tra le dita. In treno mi sento sempre a posto con me stessa, cullata, rassicurata.
Avrei molto da lavorare, una volta lavoravo come una macchina in treno, e se proprio devo so farlo ancora, ma se posso preferisco rimanere in silenzio a fissare il mondo che scivola fuori dal finestrino, magari scrivendo un po’. Alle otto della sera sono finalmente a Foligno, Marta mi aspetta alla stazione leggera e sorridente, con la mia stessa ansia ma anche il mio stesso entusiasmo per la nuova sfida.

E forse a questo punto è il caso di aprire una breve parentesi sul digital storytelling, giusto per seguire meglio: trattasi di un breve racconto personale, per l’appunto digitale, una registrazione vocale, corredata da immagini, su un tema preciso, nel nostro caso le competenze professionali, formali e non.
Dunque il nostro ruolo è di facilitazione: tramite una serie di attività non formali aiutiamo le persone a concentrarsi sulla loro storia, e a scriverla in maniera sintetica e personale, dopodiché li accompagnamo durante tutto il processo dalla registrazione audio, selezione delle foto, montaggio, fino ad arrivare allo sharing, dove si guarda insieme il risultato del lavoro.

E così mi sono fermata dieci giorni in  Umbria, il laboratorio si è svolto nei due fine settimana, il primo dedicato alla scrittura della storia, il secondo al montaggio e alla valutazione finale.
Potrei parlare ore dei partecipanti, dell’emozione di vederli all’inizio scettici, poi intimoriti ad aprirsi e alla fine lanciati nelle loro narrazioni, ma credo che di questo parlino meglio le loro storie, quindi mi limiterò a segnalarvi i link su cui guardarle, e a dire che aiutare qualcuno a raccontare la sua storia, è una delle cose che mi emoziona di più al mondo!


Durante la settimana, oltre a lavorare con Marta, organizzare i materiali e confrontarci sul lavoro fatto e quello da fare, mi sono goduta un po’ l’Umbria, mia regione natia, eppure a me quasi sconosciuta: abbiamo preso un aperitivo in centro con Claudia, una mia vecchia conoscenza finita a Perugia per il dottorato, camminato di sera per Assisi deserta, passato la domenica a fare il periplo del Trasimeno parlando di amore, di avere 30 anni oggi, di questo paese, di noi, scoprendo affinità, intese e differenze, trasformando una collaborazione nata dalla casualità in un’amicizia che già promette di diventare solida e profonda. E per finire in bellezza è venuta a trovarmi la mia mamma... il mio modello, il mio punto fermo, la donna che sempre mi ha spronato ad andare, a crescere, a formarmi, ad affrontare con coraggio ogni sfida, ogni fallimento, ogni nuovo inizio, e soprattutto a lasciare Roma e trovare le mie ali. Salutare Marta, la mamma, il papà, il fratello, il nonno, il cane, che in questi giorni mi hanno fatta sentire di famiglia, nutrita e coccolata, non è per nulla facile... ai saluti non ci si abitua mai... il positivo però è che ogni chilometro che ti allontana da un posto dove sei stato bene ti avvicina al prossimo obiettivo.

E così il 28 sera, tempo di chiudere il laboratorio e bere ancora una cosa con Marta e Claudia, salgo sul regionale Perugia-Firenze. L’indomani devo essere a Milano in mattinata, così approfitto per passare una notte dal mio amico Luca.

Luca è una delle persone più dolci e solari che abbia mai incontrato, mi accoglie alla stazione con la sua bici arrugginita e un sorriso che odora di Sicilia, la terra di sua madre, la terra in cui ci siamo conosciuti.... in effetti è la prima volta che ci vediamo fuori dalla nostra piccola isola, ci siamo conosciuti 2 anni fa, anche se sembra già una vita, durante il festival del cinema di Lampedusa (e anche di questo parlerò prima o poi) e da quel momento siamo diventati una bellissima grande famiglia, e quell’isoletta in mezzo al nulla e pure al centro di tutto è diventata la mia seconda casa.
 L’aria è tiepida, quasi primaverile, ci perdiamo tra le viuzze del centro, in un silenzio irreale, parlando di tutto e niente, mangiamo sushi discutendo di politica e amore, e poi ancora a passi lenti e allegri ce ne andiamo a casa. Gli faccio vedere i miei giochi, gli regalo una conchiglia e una scatola aperta di cioccolatini, ci addormentiamo alle due del mattino eppure la mattina alle sette mi sveglio riposatissima.... colazione al sole e poi ancora in treno, altro giro altra corsa.



Milano vicino all’Europa, Milano che banche, che cambi, Milano gambe aperte, Milano che ride e si diverte..... scendo dal treno e sono già in metro, destinazione fieramilanocity, obiettivo “Fa la cosa giusta” la fiera sul consumo critico organizzata da Terre di Mezzo. Lì mi aspetta Carlo, per i prossimi due giorni saremo lì a promuovere il turismo sportivo e sostenibile, il nostro magnifico territorio, e un viaggio bike&boat costruito insieme, Salentobicitour e Oltrevela. Due giorni intensi, di relazioni, ma anche esplorazioni e scoperte, conosciamo i ragazzi che curano il blog Viaggiverdi, i giovani volontari della grande fabbrica delle parole e tanti altri...

E poi la sera un po’ di movida, un po’ di tempo con i miei amici romani emigrati qui, persone che mi sono accanto dai tempi del liceo, e che la distanza non allontana mai, e già che ci sono prima di ripartire anche un po’ di vita familiare... a casa col mio adorato zio Paolo, uno dei tre fratelli di mamma, la sua fantastica moglie e i miei 4 cuginetti. Mi piace Milano, di solito i romani non amano questa città, e invece a me mette allegria, mi ricorda momenti felici, intensi, mi piace prendere la metro e sorprendermi che passa puntuale e non si rompe ogni due giorni, mi piacciono i vecchi tram e i locali. E paradossalmente la sua frenesia mi rilassa...
Tanto che arrivata fin qui, di andare a Copenaghen non ho più tanta voglia, me ne resterei con la famiglia ancora un paio di gg, e poi me ne tornerei a casetta mia. Ma Copenaghen è qualcosa che desidero da quando avevo 16 anni, volevo andarci col mio amico Pedro, compagno di scuola e di avventure adolescenziali, a fare un viaggio tenda e zaino... poi gli anni sono passati, siamo stati insieme in Salento, in Libia, e in tanti altri posti, ma a Copenaghen mai... ironia della sorte adesso lui ci vive, quindi prima di iniziare il lavoro me ne starò un paio di giorni con lui.

2 aprile. Sveglia alle 4 del mattino, treno, aereo, metro, bus e sono all’università, completamente bollita dal sonno ma così felice di vedere il mio vecchio amico mentre mi fa vedere il laboratorio in cui fa il suo dottorato, le sue belle formichine che se ne stanno in una scatolina a costruire funghi e farsi studiare... sembra proprio abbia trovato la sua dimensione. Come molti altri di noi che se ne vanno a studiare e lavorare via di qui. Purtroppo. E la Danimarca è una meta piuttosto ambita per i giovani in cerca di un futuro, borse di studio, sussidi, un’università pazzesca... ho visto genitori ventenni con biciclette piene di bambini ovunque, altro che crescita zero, quelli figliano come i conigli! Beati loro che possono permetterselo....

E così riflettendo su questi temi cari alla mia generazione me ne sono andata in giro per la città, senza meta, senza appuntamenti, sola con i miei pensieri, il mio sonno e l’entusiasmo di potermi per qualche ora perdermi in una città sconosciuta in perfetta solitudine... ho camminato su e giù per l’orto botanico, pranzato in un locale del centro e scoperto lo splendido pane nero danese, e poi sono tornata all’università a prendere Pedro, e finalmente a casa, un tè, due coccole sul divano, la cena, filmetto a letto, mi hanno rimesso al mondo!

Mi sveglio presto ma riposatissima, miracolo c’è il sole! E una giornata tutta da passare con Pedro, e la Sara e Stefano, compagni di avventura del team Italiano, appena arrivati dopo una notte a Malpensa... la giornata si srotola felicemente tra un giro a Cristiania, un caffè sul prato lungo i laghi, e intense discussioni sulla politica italiana, la parità di genere e le relazioni uomo donna in Danimarca e al sud Italia, alla fine tutti conveniamo sul fatto che un uomo che ti apre la porta e ti prende le buste della spesa non necessariamente è un maschilista, e che certe donne stanno diventando troppo aggressive, e questo è insano tanto quanto il machismo...

E chiacchierando chiacchierando se ne va il mio ultimo giorno libero.... è ora di spostarsi nella casa del grande fratello, alias l’appartamento nel quale per i prossimi 3 giorni saremo chiusi con 5 danesi e 2 polacchi per discutere il soggetto del documentario che gireremo nei prossimi mesi tra Copenaghen, Lecce e Cracovia, nell’ambito del progetto Youthfor change.


Ecco che si apre l’ultimo capitolo di questo lungo viaggio, l’ultimo progetto da avviare prima di ritornare a casa a rimettere insieme i pezzi: conosciamo i ragazzi del team Danese, Marina, Ane, Mads e Stefan e i polacchi Kuba e Paulina. Per tutto il fine settimana discutiamo i contenuti del documentario che gireremo nei prossimi mesi, il piano di lavoro e gli obiettivi che vogliamo raggiungere. Diventiamo finalmente una vera squadra, ci separiamo con la convinzione che il lavoro dei prossimi mesi sarà intenso ma anche avvincente.



E il 7 mattina, alle sei, la sveglia che suona, il freddo fuori, un letto caldo da lasciare a malincuore e al contempo la prospettiva di rotolare finalmente verso sud, tornare a casa mia, magari al sole... beh non vedo l’ora....

Ci vogliono appena 16 ore per essere finalmente nel mio appartamento, a iniziare a svuotare la valigia, a riambientarmi, a riabbracciare i miei fantastici coinquilini, a scrivere questo blog che da qui in poi si propone di raccontare, attraverso episodi della mia vita, tutta una generazione che si muove, che prova a costruire un mondo diverso......


E speriamo sia un viaggio appassionante e che nuovi compagni vogliano seguire questo cammino con me!